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Tutela dei crediti di “modesta entità” più accessibile con il procedimento europeo

L’Unione Europea, al fine di assicurare all’interno della comunità uno spazio giudiziario unico e garantire l’accessibilità alla giustizia, si è da tempo attivata emanando una serie di atti in materia civile e commerciale.

L’esigenza si è fatta sentire perché molto spesso la via giudiziaria è una via che, purtroppo, può comportare una notevole spesa di tempo ed un discreto impiego di risorse economiche. Non sempre poi chi si attiva in via giudiziaria ha la sicurezza di ottenere la piena soddisfazione dei propri diritti ed il rimborso delle spese a tal fine sostenute. La situazione può addirittura peggiorare laddove si renda necessario procedere in uno Stato diverso dal proprio. Circostanza questa che può verificarsi sempre con più frequenza, considerata la libertà di circolazione e di stabilimento di persone fisiche e giuridiche nello spazio UE e la notevole crescita di rapporti commerciali aventi dimensioni transnazionali. Accade quindi che, molto spesso, qualora un credito o il valore di una controversia sia esiguo, la parte titolare del diritto preferisca non procedere affatto in via giudiziaria, ritenendo l’attività non economicamente vantaggiosa. Verosimilmente, la sola attività ad essere intrapresa sarà il mero invio di comunicazioni stragiudiziali di diffida, di sollecito ecc. E’ chiaro quindi come in simili ipotesi – in mancanza di adempimento spontaneo della controparte – “la parte nella ragione” non riesca ad ottenere giustizia, dovendo di conseguenza subire la pressoché totale frustrazione del diritto vantato, con conseguenti possibili ripercussioni negative anche da un punto di vista economico-finanziario.

Possono quindi assumere sempre più interesse gli strumenti di elaborazione comunitaria il cui obiettivo è quello di assicurare tutela giudiziaria a costi contenuti ed in tempi piuttosto brevi. Strumenti, quindi, che per le loro particolari caratteristiche possono essere anche più apprezzati in periodi di crisi e specialmente dalle piccole e medie imprese, poiché l’impossibilità di ottenere velocemente giustizia (ad es., ove non sia possibile recuperare dei crediti, seppur esigui), può mettere in serio pericolo la stabilità e la stessa sopravvivenza di dette imprese.

Il procedimento comunitario ex Reg. (CE) 861/2007

Un esempio particolare degli strumenti di diritto comunitario di cui si diceva sopra è quello fornito dal Regolamento (CE) 861/2007 che ha istituito un procedimento europeo per le controversie di modesta entità.

A decorrere dal 1 gennaio 2009, in alternativa ai procedimenti previsti dalle leggi processuali dei singoli Stati membri e per determinate tipologie di controversie, chi voglia agire in via giudiziaria per la tutela dei propri diritti ha la possibilità di utilizzare la nuova procedura semplificata ed accelerata introdotta dal detto regolamento. Va subito precisato però come il regolamento trovi dei limiti di applicazione, con riferimento al valore della controversia, oltre che alla natura del diritto vantato. Andando per gradi, il procedimento europeo si applica alle sole controversie in materia civile e commerciale che abbiano natura transfrontaliera. Sono però espressamente escluse dal campo di applicazione del regolamento alcune controversie quali, ad esempio: quelle in materia fallimentare, fiscale, doganale ed amministrativa; quelle aventi ad oggetto la diffamazione, le obbligazioni alimentari, lo stato e la capacità delle persone fisiche. Per completezza, si veda comunque l’art. 2 Reg. (CE) 861/2007. Per “transfrontaliere” si intendono poi quelle controversie in cui almeno una delle parti coinvolte abbia il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello del giudice adito. In generale, il campo di applicazione del procedimento è comunque ristretto alle sole controversie c.d. di “modesta entità”. Ed è qui che, ad avviso di chi scrive, andrebbe sollevata la critica maggiore: il legislatore comunitario, infatti, considera di modesta entità quelle controversie il cui valore non superiori 2.000 Euro (esclusi interessi, spese, ecc.). Cifra questa che, di fatto, ridimensiona chiaramente la portata pratica ed applicativa della nuova procedura semplificata.

La struttura del procedimento

Il procedimento europeo per le controversie di modesta entità si svolge in forma scritta mediante l’utilizzo e lo scambio – tra attore, convenuto e giudice – di moduli standard appositamente predisposti. I moduli sono disponibili in tutte le lingue ufficiali delle Istituzioni dell’Unione Europea e sono allegati allo stesso regolamento. Il giudizio è avviato mediante la mera compilazione e l’invio del c.d. “modulo A” da parte dell’attore. Il modulo può essere depositato direttamente presso l’autorità giudiziaria competente o, in alternativa, inviato via posta, fax o e-mail a seconda di quanto liberamente previsto dai singoli Stati membri (ad es., l’Italia ammette come sistema alternativo solo la spedizione via posta tradizionale, mentre la Repubblica Ceca ammette sia l’uso della posta tradizionale, sia quello del fax che della posta elettronica). Una volta ricevuta la domanda, l’ufficio giudiziario la notificherà al convenuto. Ciò, di regola, entro 14 giorni. Il convenuto avrà quindi la possibilità di replicare entro i successivi 30 giorni, sempre mediante la compilazione e l’invio di un apposito modulo standard: in tal caso il c.d. “modulo C”. Una volta pervenuta al giudice, la replica sarà notificata all’attore entro i successivi 14 giorni. A questo punto, salvo ipotesi particolari (ad es., domande riconvenzionali, necessità di assumere prove o tenere udienza) nei successivi 30 giorni il giudice dovrà pronunciare la sua decisione. In condizioni normali si dovrebbe quindi pervenire alla chiusura del giudizio con sentenza in soli 88 giorni. Lasso di tempo questo notevolmente inferiore rispetto alla durata media di un giudizio di primo grado in uno qualsiasi degli Stati membri. Si consideri che recenti stime hanno fissato tale durata media in 547 giorni (durata min. Lituania: 275 giorni – durata max: Slovenia 1.290 giorni). Nel caso specifico della Repubblica Ceca e dell’Italia il tempo stimato è, rispettivamente, di 611 e 1.210 giorni.

Dal punto di vista prettamente processuale è infine opportuno segnalare due aspetti: il primo, è che qualora la domanda non rientri nel campo di applicazione del regolamento comunitario, il giudizio non si svolgerà affatto con le forme della procedura semplificata, bensì esclusivamente secondo le regole tipiche di procedura civile vigenti nello Stato membro del giudice adito. E’ salva però in questo caso la possibilità per l’attore di ritirare la domanda. Il secondo, è che salve le specifiche disposizioni del Reg. (CE) 861/2007, il procedimento europeo è comunque soggetto al diritto processuale del singolo Stato membro in cui esso si svolge.

Vantaggi e svantaggi

La sentenza pronunciata a chiusura del procedimento europeo è immediatamente esecutiva in tutto lo spazio UE. E ciò rappresenta certamente un vantaggio, specialmente con riferimento a quei sistemi giuridici (come, ad es., proprio la Repubblica Ceca) dove le sentenze pronunciate nei giudizi di primo grado non sono dotate di forza esecutiva. Peraltro, l’esecuzione forzata potrebbe essere rifiutata o sospesa solamente in via eccezionale e solo alla presenza di speciali condizioni (artt. 22-23 del regolamento). La decisione è poi automaticamente riconosciuta in tutti gli Stati membri sulla base di una mera certificazione (c.d. “modulo D”). Altri vantaggi possono essere individuati nel considerevole risparmio dei costi e dei tempi del giudizio; nell’assenza di udienze (salvo che non sia richiesto dalle parti o ritenuto necessario dal giudice) con conseguente effettiva contrazione dei costi processuali, oltre che di totale eliminazione delle spese di trasferta (viaggio, alloggio, ecc.); nell’obbligo per la parte soccombente di sopportare in ogni caso le spese processuali. Il regolamento (CE) 861/2007 non impone poi alle parti di farsi assistere o rappresentare da un professionista qualificato del settore legale, anche se ciò sia comunque da consigliare, almeno nella fase introduttiva della procedura. Infatti, pur trattandosi di una procedura semplificata, alcuni aspetti richiedono competenze tecniche (ad es., l’individuazione di quale Stato e di quale specifico giudice sia competente a decidere la controversia). L’opportunità di farsi assistere nella compilazione dei moduli ed eventualmente anche di farsi rappresentare in giudizio potrebbe poi divenire una chiara necessità laddove il procedimento debba essere condotto in una lingua diversa dalla propria. Comunque, in caso di assistenza/rappresentanza, il regolamento prevede che già al momento della presentazione della domanda sia possibile chiedere alla controparte anche il rimborso delle spese sostenute.

Sotto il profilo degli svantaggi si segnala come il convenuto possa “disinnescare” la procedura semplificata, proponendo a sua volta una domanda riconvenzionale (in pratica, una contro-domanda) che superi il limite massimo di 2.000 Euro di cui sopra. In tal caso il regolamento prevede infatti che la domanda principale e quella riconvenzionale non siano esaminate “secondo il procedimento europeo per le controversie di modesta entità, ma conformemente alle pertinenti norme di procedura applicabili nello Stato membro in cui si svolge il procedimento”. A tal proposito è stato giustamente disposto però che la domanda riconvenzionale non debba essere manifestamente infondata o irricevibile. Ove così fosse, infatti, la riconvenzionale andrebbe respinta ed il giudizio proseguirebbe con la forma del procedimento europeo. Concludendo e considerando poi proprio il modesto valore delle controversie soggette – peraltro facoltativamente – alla disciplina del Reg. (CE) 861/2007, è certamente un peccato che la UE non abbia provato a sfruttare questa occasione per sperimentare un procedimento in una lingua comune con regole comuni in tutto lo spazio comunitario. Si può poi auspicare nel futuro prossimo un innalzamento del limite di 2.000 Euro, tale da rendere questa procedura molto più utilizzabile. Sotto questo profilo, sembrerebbe dirigersi proprio verso un simile obiettivo la scelta del legislatore comunitario di prevedere la preparazione di una relazione ufficiale circa i risultati dell’applicazione del procedimento europeo, con riferimento anche alla scelta del valore limite della controversia.

21/03/2011

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