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Riproduzione di opere musicali - Diritti d'autore - Organizzazioni di gestione collettiva

Lo scorso 24/11/2011 la Corte di Giustizia UE è intervenuta nuovamente in materia di diritti d’autore, questa volta in particolare dando interpretazione al concetto di “comunicazione di un’opera al pubblico”. Ciò, nel caso concreto, per decidere sulla legittimità di un obbligo di pagare ad un’organizzazione di gestione collettiva dei diritti d’autore i compensi che derivano dall’utilizzo di opere protette e che sono connessi a tali diritti.

A tal proposito, la Corte ha operato un importante distinguo tra comunicazione al pubblico presente nel luogo di provenienza della comunicazione medesima (“comunicazione diretta”), e comunicazione al pubblico non presente in tale luogo (“comunicazione indiretta”).

La questione è di particolare interesse poiché relativa alla possibilità per un soggetto privato, in determinate situazioni, di concordare con il titolare del diritto d’autore la cessione dei diritti connessi alla utilizzazione e riproduzione di opere musicali protette e provvedere quindi al pagamento dei relativi diritti patrimoniali direttamente – e solo – a favore dello stesso titolare. Quindi, senza l’obbligo di corrispondere in ogni caso un compenso anche all’organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore.

Il caso ha avuto origine sulla base di una richiesta di pagamento avanzata dall’organismo di gestione collettiva (nel caso di specie, rumeno) nei confronti di un circo, poiché quest’ultimo, in occasione degli spettacoli organizzati, aveva diffuso al pubblico a scopi commerciali opere musicali protette, ma non aveva provveduto al pagamento dei relativi compensi che il suddetto organismo riteneva a sé spettanti per legge. Da parte sua, il circo si è difeso sostenendo di aver concluso specifici accordi con i rispettivi autori delle opere musicali utilizzate e di aver quindi già corrisposto ad essi, ed in misura adeguata, i compensi connessi ai diritti d’autore. Sia in primo grado che in appello il circo si è visto però condannare al pagamento di quanto non versato all’organizzazione di gestione collettiva poiché la legge rumena, come interpretata dai giudici nazionali, prevedrebbe che l’esercizio del diritto di comunicare opere musicali al pubblico a scopi commerciali sia obbligatoriamente gestito collettivamente. Da qui, il ricorso del circo alla Corte di Cassazione rumena ed il successivo intervento dei giudici UE.

La normativa oggetto di interpretazione da parte della Corte UE è stata la direttiva 2001/29/CE (sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione), la legge rumena di recepimento della medesima direttiva e la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche (Parigi, 1971, e successive modifiche).

La Corte ha rilevato come la legge rumena di recepimento della citata direttiva preveda che i titolari dei diritti d’autore possano esercitare tali diritti e quelli ad essi connessi, o personalmente, o su base di mandato, tramite organismi di gestione collettiva. Con riguardo però al diritto di comunicare opere musicali al pubblico, tale diritto sarebbe effettivamente soggetto, in modo obbligatorio, alla gestione collettiva e la legge rumena considererebbe comunicazioni al pubblico anche “la rappresentazione scenica, recitazione od ogni altra modalità pubblica di esecuzione e di presentazione diretta di un’opera”. Peraltro, in simili situazioni, gli organismi di gestione collettiva sarebbero legittimati dalla legge nazionale a rappresentare anche quegli autori che non abbiano conferito loro espresso mandato. Di conseguenza, i giudici comunitari hanno rilevato che la legge rumena, da un lato, non consentirebbe agli autori di escludere le proprie opere musicali dalla gestione collettiva e, dall’altro, imporrebbe agli utilizzatori delle opere musicali la richiesta all’organizzazione di gestione collettiva di una licenza di utilizzazione (non esclusiva) ed il pagamento – alla stessa organizzazione – dei relativi compensi.

La Corte UE, interrogandosi quindi sui contenuti della direttiva 2001/29/CE e sulla conformità della legge rumena al diritto comunitario, ha dato un’interpretazione comunitariamente orientata della nozione di “comunicazione al pubblico” menzionata nella direttiva. La Corte ha precisato come tale nozione non comprenda le rappresentazioni e le esecuzioni pubbliche c.d. dirette, ossia quelle con le quali le opere vengono diffuse ad un pubblico che si trova in contatto fisico e diretto con l’autore o l’esecutore delle opere stesse. Al contrario detta nozione deve far riferimento a quelle ipotesi di comunicazione ad un “pubblico non presente nel luogo in cui esse [le opere musicali protette] hanno origine”.

La conseguenza immediata che deriva da tale interpretazione è che “le forme tradizionali di comunicazione al pubblico, come la rappresentazione o l’esecuzione dirette di un’opera” non devono essere soggette alla disciplina della direttiva 2001/29/CE, ma alla Convenzione di Berna (di cui sopra), la quale concede agli autori delle opere musicali il diritto esclusivo di autorizzare la rappresentazione e l’esecuzione pubblica delle loro opere (art. 11). L’ulteriore conseguenza è che le eventuali leggi emanate dagli Stati Membri ai fini del recepimento della direttiva 2001/29/CE che imponessero limitazioni ed obblighi non previsti dalla direttiva (come in questo caso circa l’inderogabile obbligo di gestione collettiva dei diritti d’autore per le opere musicali), rappresenterebbero un’eccessiva ed illegittima restrizione della libertà contrattuale, contraria a principi, interessi ed obiettivi del diritto comunitario.

16.01.2012

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